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La cuoca in cucina
Estetica a tavola

A tavola con i Romani: L’estetica della tavola

L’attenzione nei confronti dell’estetica a tavola era molto importante per i Romani. Alcuni avevano l’abitudine di allestire il triclinio in un galleria di quadri, altri l’adornavano con meravigliose esposizioni di frutta per rallegrare gli animi dei conviviali. A volte cospargevano la tavola anche con piogge di petali di fiori e rose, accompagnati da profumi ricavati da infusi di verbena o spezie odorose. La tavola era similitudine di “ara sacrificale”, perché i cibi venivano offerti come doni, e “terra feconda” perché essa era posta al centro della sala e rispecchiava in questo modo la credenza nella centralità della terra rispetto al resto dell’universo. Spesso i banchetti servivano per ristabilire la concordia nell’ambito di famiglie, ma erano sottoposti a prestabiliti ritmi e superstizioni come il numero degli invitati che non poteva essere meno delle Grazie e più delle Muse (meno di tre e più di nove). Durante il pasto, venivano evitati discorsi negativi perché ogni pasto era una cerimonia che nulla doveva profanare. Queste abitudini facevano parte del quotidiano. Ogni gesto si ispirava alla perfetta armonia delle forze del cosmo; si ubicavano i triclini orientandoli verso il sole per sfruttare la luce e catturarne i suoi raggi al fine di riscaldare l’ambiente circostante. Alcuni riti, legati al cibo e agli oggetti, assumevano sembianze magiche. Infatti prima di sedersi alla mensa era abitudine togliersi anelli e cinture perché rappresentavano simboli di cerchi magici e delimitazione di spazi posseduti dalle presenze demoniache. Le lucerne dovevano essere spente a conclusione del pasto per non disperdere la sacralità del fuoco. Gli avanzi servivano per nutrimento delle anime dei defunti e venivano portati, nei tempi più antiche, fin sulle tombe come offerte. A cena ci si recava dopo essere stati a fare il bagno alle terme per purificarsi, dove tra l’altro si aveva l’abitudine di incontrare i propri conoscenti e invitarli alla propria mensa. Con il passare dei secoli tutti questi rituali meravigliosi persero la sacralità delle loro origini.

A tavola

La convinzione che tutti i Romani fossero impegnati in ricchissimi banchetti, eternamente affamati e ubriachi non è esatta, accadeva solo nelle case dei ricchi nei giorni di festa. In realtà il popolo si arrangiava e molto spesso i pasti venivano consumati in fretta per strada. Tipiche erano le caupona (taverne) e i venditori ambulanti, che vendevano olive, pesci in salamoia, carne arrosto, uccelli allo spiedo, polpi in umido, frutta, dolci e formaggio. Un pasto medio del popolo era composto da un pezzo di pane e da piccoli pesci in salamoia accompagnati da un bicchiere d'acqua o di vino, non di qualità. I pasti più importanti della giornata erano tre: - Jentaculum - Prandium - Cena (o Vespertinae epulae) Il Jentaculum e il Prandium di solito erano spuntini consumati frettolosamente durante il lavoro. Il pasto più importante della giornata era la Cena; era in questa occasione che i romani potevano assaporare diversi piatti più o meno elaborati, comodamente distesi sul triclinae e conversare con i commensali. La cena aveva inizio dopo l'ora ottava in inverno (circa le due del pomeriggio) e dopo l'ora nona in estate e finiva prima che fosse notte fonda. La stanza della casa dove avveniva la cena era il triclinium, nome che deriva proprio dai letti a tre posti utilizzati dagli invitati per la cena.

La cena

La cena iniziava con gli antipasti o gustatio, cibi leggeri come olive, uova, porri, funghi, ostriche e varie verdure, accompagnate dal mulsum, il vino con miele. Ogni portata della cena era cjiamata (mulsum); proseguiva con la cena vera e propria, composta di varie portate, chiamate ferculum. Dopo le libagioni in onore dei Lari la fase conclusiva della cena era formata da dessert (secundae mensae) e dal rito tradizionale della commissatio, diffusa più frequentemente nei grandi banchetti, che consisteva in una grande bevuta di vino, durante la quale si assisteva anche a piccoli spettacoli, concerti o letture.

Il Triclinium

I Triclinia erano delle superfici in legno o in muratura, leggermente inclinate verso la parte esterna della mensa, sulle quali venivano distesi materassi, coperte e cuscini. I commensali vi prendevano posto, tre per ogni letto, distesi su un fianco, uno accanto all'altro in modo da avere di fronte il tavolo. Il primo letto da sinistra verso destra era chiamato summus, il secondo, cioè quello centrale e d'onore era chiamato medium e l'ultimo era l'imus, il posto del padrone di casa.

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