Roma in Bocca - sito dedicato alla cucina romana e alla sua storia, piatti tipici della tradizione romana

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La cuoca in cucina
La carne a Roma

La carne

La carne più utilizzata nella cucina dagli antichi romani era quella di suino.
Le parti più apprezzate del maiale erano le mammelle e la vulva della scrofa perché considerati utili contro il malocchio.

La carne migliore era, però, considerata quella di capretto e d'agnello, mentre la carne meno pregiata era quella di montone e capra.

Molto apprezzata era la carne dei volatili, sia quelli allevati nei cortili e nelle voliere sia la selvaggina cacciata.
Oltre a tordi e piccioni, i romani amavano cucinare animali importati da diverse regioni dell'impero, come fenicotteri, cicogne e grù; i più ricercati erano i piatti a base di fagiano e pavone. I più ricchi amavano gustare piatti a base di ghiro, e fenicottero di cui era molto ricercata la lingua.
All'allevamento di ghiri (gliraria) erano dedicate delle cure molto scrupolose.

Per quanto riguarda la carne di pollo, non era molto apprezzata e veniva consumata principalmente dai poveri.
Nell'antica Roma si mangiava anche l'asino selvatico (onager) e la selvaggina come il cinghiale, la lepre, l'oca, l'anatra, il cervo, il capriolo e il daino.

Dalla più profonda e popolare tradizione agreste della città, deriva la passione dei suoi abitanti per  l'abbacchio, ovvero l'agnello da latte, il quale viene consumato soprattutto nel periodo primaverile, in occasione delle festività pasquali, in ricordo dell'agnello immolato a Dio nell'anniversario del passaggio del Mar Rosso.

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