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La cuoca in cucina
La Grattachecca

La Grattachecca

All'inizio della bella stagione riaprono i tradizionali e variopinti chioschi delle grattachecche, straripanti di bottiglie di sciroppi colorati ed invitante frutta fresca. La "grattachecca" diventa un'occasione di incontro nelle calde estati romane. Menta, orzata, amarena, tamarindo... dolci sapori che rievocano una piacevole abitudine del popolo romano. Umile e semplice, la "grattachecca" non vuole essere certamente confusa con la "granita", specialità tipicamente siciliana, cremosa e mantecata, dai nobili sapori di limone, mandorla, caffè, fragoline o gelso, spesso consumata insieme a brioche fragranti. Le origini della grattachecca risalgono più o meno a quelle della granita: mentre gli arabi mescolavano la neve dell'Etna ai succhi di frutta per ottenere i primi sorbetti, a Roma il generale Quinto Fabio Massimo inventò questa ricetta che divenne subito molto popolare. La neve portata dal Terminillo venne aromatizzata con sostanze dolci e così nacquero i primi "Thermopolia" che distribuivano la dissetante "bibita". Divenne celebre ovunque, tanto che Nerone, si racconta, ne avrebbe fatto indigestione. Con il tempo, proprio da queste ricette sembra derivino i nostri attuali gelati. La tipica grattachecca romana è dunque semplice ghiaccio grattugiato a mano con un arnese simile ad una pialla, insaporito con sciroppi aromatizzati e a volte mischiato a frutta fresca. I gusti sono ormai numerosi e seguono le mode: anguria, limone, limoncello, rosa, lemon-kiwi e papaya, oltre ai classici menta e orzata, fragola, limone, arancia...

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